La lotta di Chiara per la Vita. Mamma Claudia: “Il suo cuore ostinato ha dato speranza e forza a tutti noi”

Reggio Calabria. Nessun vagito per Chiara Maria Antonia nata ai Riuniti di Reggio Calabria, lo scorso 13 giugno, dopo appena 22 settimane di gestazione. Annunciata come un aborto, la nascita di Chiara è stata invece una sfida tra le sfide anche per la medicina. Neppure sei mesi di gestazione e 550 grammi di peso, poi sceso a 420. La morte della piccolissima era attesa con imminenza; per questo è stata battezzata in ospedale con il nome a cui mamma Claudia e papa Giuseppe avevano già pensato, Chiara, seguito dal nome della Madonna in segno di devozione e da quello del giorno di Sant’Antonio in cui Chiara è venuta al mondo.

Una situazione disperata perché nessuno si aspettava che in quel corpicino di trentuno centimetri ci fosse, come ancora oggi c’è, il cuore di una combattente ostinata. Batteva forte in quel petto minuscolo e quella vita ha sfidato e capovolto quelle previsioni disperate, aprendo un varco sempre più largo verso la vita.

Durante 109 giorni di cure, Chiara è cresciuta. Adesso respira da sola e le sue funzioni vitali non sono più a rischio. E’ stata dimessa lo scorso 29 settembre. Pesava oltre due chili. Adesso è a casa, senza più quei tubi e quelle cannule con cui respirava e si alimentava e dai quali, per tutto il tempo in cui ha vissuto nell’incubatrice del reparto di terapia intensiva neonatologia dei Riuniti, aveva cercato di liberarsi. La sua vitalità era incontenibile, come il battito del suo cuore, nonostante la sua nascita con quattro mesi di anticipo. Il suo spirito era già pronto per la vita ma il suo corpicino ancora no. Un miracolo nel miracolo.

Dopo quella prima notte insonne a casa, con la paura che qualcosa potesse accadere lontano, questa volta, dagli occhi di medici, infermieri e infermiere che si erano presi cura di lei instancabilmente nei tre mesi precedenti, la vita di mamma Claudia, papà Giuseppe e della piccola Chiara è cominciata un’altra volta ed adesso procede serenamente, in costante contatto con l’ospedale. Chiara adesso non ha più bisogno di cannule e tubi per mangiare e respirare. Adesso è libera, oltre che viva, e continua a dare a mamma Claudia e papà Giuseppe quella forza che loro stessi non credevano di possedere.

“E’ stata un’esperienza dura e intensa – racconta mamma Claudia – che non sarei riuscita ad affrontare senza la Fede, il sostegno inesauribile di mio marito, mia roccia incrollabile, la forza che Chiara con la sua ostinata voglia di vivere ci ha sempre trasmesso. Riferimenti solidi sono stati per noi la fiducia ben riposta nel personale medico e infermieristico e nell’Associazione Eracle. Io e mio marito vivevamo un giorno alla volta e passavamo repentinamente da momenti di grande speranza ad attimi di profondo scoramento. Le complicazioni non sono mancate, ma Chiara ha sempre reagito – racconta mamma Claudia – indicando a noi la strada. Lo aveva fatto anche prima: ancora nel mio grembo in quei momenti così difficili, prima di un parto che avevo immaginato come l’anticamere del distacco assoluto da mia figlia, con un calcio mi aveva fatto capire che avrebbe lottato nonostante quelle condizioni disperate e che lei avrebbe voluto vivere. Io e mio marito l’abbiamo seguita”.

Oltre cento giorni trascorsi in ospedale in quel reparto di terapia intensiva divenuto per mamma Claudia e papà Giuseppe una vera e propria casa. Quella dove ti senti al sicuro più che in qualunque altro posto, quella dove i volti sono amorevoli e affettuosi, dove quelli che saranno tra i ricordi più cari iniziano ad essere vissuti. “Ho potuto prendere in braccio la mia Chiara solo dopo 50 giorni; ho praticato la marsupio terapia per favorire quel contatto pelle a pelle vitale tra me e mia figlia. Alla trentesima settimana ho iniziato anche ad allattarla al seno ma in realtà – racconta mamma Claudia – Chiara è cresciuta con il mio latte fin dal principio. Grazie all’ospitalità di Eracle, sostavo nella stanza messa a disposizione per i familiari in ospedale e il latte che tiravo dal seno veniva subito somministrato con il sondino alla mia piccola. Tutto il personale è stato presente e attento. Non posso dimenticare la premura al momento del parto dell’ostetrica 

Angela Suni e del ginecologo Davide Laganà, la tenacia delle neonatologhe Alessandra Falcone e Claudia Laghi che sentendo il forte battito del cuoricino di Chiara non hanno lasciato nulla di intentato al momento 

di rianimarla dopo il parto. Come dimenticare – prosegue Claudia nel suo racconto – la dedizione del direttore di Neonatologia Antonino Rossi che sostava a lungo accanto alla culletta di Chiara per seguirla più da vicino e quelle di tutti i medici e di tutto il personale infermieristico coordinato da Mirella Coniglio. Tutti meravigliosi (vedi foto). Mia figlia oggi ha tanti zii e zie in ospedale.

A tutti io e mio marito siamo rimasti legati e dobbiamo davvero molto. In occasione di questa esperienza abbiamo conosciuto l’associazione Eracle, abbiamo sperimentato la forza della condivisione di paure e angosce, di speranze e sorrisi. Siamo stati accolti e ascoltati e, nella nostra lunga permanenza in ospedale, abbiamo a nostra volta accolto e ascoltato. Da qui è nata la nostra voglia di raccontare e il nostro desiderio di testimoniare che vale la pena di sperare e di lottare comunque. Io mi sento una miracolata e, in fondo, so di avere fatto per mia figlia quello che ogni madre avrebbe fatto. Guardo gli occhi vivaci di Chiara, il nostro piccolo grande miracolo, e sento con chiarezza che non mi sarei potuta arrendere per nessun motivo. Ho visto anche dei piccoli non farcela e dei genitori straziati dal dolore. I nati prematuri – conclude mamma Claudia – sono più di quelli che ci si può immaginare e non sempre la vita riesce a proseguire. Ma bisogna tentare e crederci”.

Una toccante testimonianza questa di Claudia Gatto che si è raccontata con enorme generosità affinché la questa sua storia familiare possa dare forza e speranza anche ad altre famiglie, tenendo ben presente che non tutti i bimbi nati prima ce la fanno. Ogni esistenza è gravida di incognita, anche da prima della sua venuta al mondo, ma l’impegno per aiutare la Vita profuso nel reparto di Neonatologia dei Riuniti è l’unica e incrollabile certezza.

Anna Foti
19-11-2016 11:47